CRONACA DI BADOLATO

1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
  Cerca per anno

Due anni fa un mafioso chiedeva e otteneva dalla Regione Calabria il fascicolo aziendale delle sue vittime in violazione della legge sulla privacy
15/03/2020
Era infatti esattamente il 15.03.2018 quando gli avvocati dei baroni Gallelli di Badolato, denunciarono alcuni impiegati della Regione Calabria (ufficio agricoltura e forestazione), i quali in violazione delle leggi sulla privacy e sui dati sensibi consegnavano il faldone dell’azienda agricola dei baroni Gallelli all’avvocato Salvatore Staiano (difensore del noto clan di ndrangheta Gallelli -macineju). Un atto scandalosamente grave da parte della pubblica amministrazione che si verifica per la seconda volta, dato che infatti la prima denuncia venne presentata il 03.05.2022 quando i legali dei baroni di Badolato scoprirono che i dipendenti della REGIONE CALABRIA DIPARTIMENTO AGRICOLTURA (dipartimento n. 10 risorse agroalimentari e forestazione-cittadella regionale di Catanzaro), Domenico Modaffari, Maria Innocente, Giorgio Piraino, Francesco Curcio, e Giacomo Giovinazzo, Catanzariti, Soluri, avevano autorizzato un accesso agli atti (non autorizzato dai Gallelli ai sensi di legge) proprio al geometra Francesco Larocca (dipendente anch’egli della Regione Calabria, condannato a 7 anni di reclusione in primo grado, e a 4 anni di reclusione in secondo grado, proprio per estorsione nei confronti dei baroni Gallelli di Badolato, infatti arrestato all’alba del 07.12.2017 con l’operazione Pietranera a firma del Procuratore Nicola Gratteri, nonchè fratello dell’impiegato dell’Unione dei Comuni del Versante Ionico Vincenzo Larocca, genero del Boss Gallelli-macineru, quest'ultimo attualmente detenuto per ndrangheta). Anche in quell’occasione i detti impiegati venivano tutti denunciati per il reato di violazione della legge sulla privacy (Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196), incauta custodia (Art. 2051 c.c.) abuso d'ufficio (Art. 323 c.p.). L’imputato Francesco Larocca (dipendente anch’egli della Regione Calabria, presso l’ufficio regionale UOA) ringraziando i suoi colleghi per la gentile collaborazione, è potuto così venire a conoscenza di tutti i dati sensibili, carteggi, documenti, e quant’altro utile per attaccare nuovamente le sue vittime sotto il profilo documentale (come è infatti poi puntualmente accaduto) dato che i baroni Gallelli su denunce dell’imputato Francesco Larocca (che i suoi colleghi della regione Calabria chiamano affettuosamente Franchicè) dal 2020 al 2022 hanno subito controlli, verifiche, sopralluoghi, missive, e denunce presso l'ASL, l'ASP, il Ministero per le Politiche Agricole, il Ministero per il Sud e la coesione territoriale, il Dipartimento degli affari regionali e le autonomie, ICQRF -ufficio periferico di Napoli, UOA-Politiche per la Montagna, Foreste e forestazione, difesa del Suolo, Dipartimento Agricoltura e Risorse Agroalimentari, nonchè l'ufficio tecnico del Comune di Badolato, tutti enti attivati da segnalazioni pervenute dall’imputato, Francesco Larocca nel giugno 2021 ha poi denunciato i baroni Gallelli anche all’Ufficio tecnico del comune di Badolato, sostenendo anche che i gabbioni del loro agriturismo, nonchè la piscina, e i pozzi della tenuta Pietranera, fossero stati realizzati senza i necessari permessi edilizi. Permessi e carteggi che ignoti tempo prima avevano opportunamente trafugato dall’archivio comunale, motivo per il quale il comune di Badolato della giunta del sindaco Nicola Parretta, emanava dunque tre provvedimenti di demolizione per presunto abusivismo edilizio nei confronti dei baroni Gallelli. I Carabinieri di Badolato si vedevano costretti così ad effettuare sopralluoghi presso tanuta Pietranera al fine di verificare la veridicità di quanto denunciato dal Geom. Francesco Larocca (vale la pena di ricordare condannato a 7 anni di reclusione in primo grado e 4 anni in secondo grado, per estorsione nei confronti dei baroni Gallelli di Badolato, nonchè fratello del genero del Boss Gallelli-macineru, quest'ultimo attualmente detenuto per ndrangheta). Il barone Ettore Gallelli a sua difesa nominava quindi tre avvocati e due tecnici, i quali in primis denunciavano l’imputato Francesco Larocca per Stalking, e presentavano poi in Procura anche denunce contro ignoti per le sparizioni delle dette autorizzazioni amministrative custodite presso gli enti preposti. Successivamente dopo accurate ricerche i detti tecnici e avvocati producevano presso l’ufficio tecnico del comune di Badolato, copie di progetti, carteggi e autorizzazioni fortunatamente trovati e custoditi nei faldoni dell’archivio degli stessi baroni Gallelli di Badolato, i quali provavano dunque senza dubbio la piena regolarità delle strutture realizzate ai sensi di legge quasi 30 anni prima. Veduta la genuinità e regolarità dei documenti prodotti dai baroni Gallelli, il comune di Badolato revocava le tre ordinanze di demolizione per presunto abusivismo edilizio, emesse su denuncia dell’imputato Francesco Larocca. La vicenda che si concludeva quindi con un fallimento delle intenzioni vendicatorie del Larocca, è però la prova che non solo il clan Gallelli-Macineju ha da tempo messo in atto una rappresaglia contro i baroni Gallelli al fine di vendicarsi dei noti arresti scaturiti dall’operazione Pietranera, ma cosa ancor più grave lo fa strumentalizzando la pubblica amministrazione (come ad esempio Vincenzo Larocca, dirigente dell’Unione dei Comuni del Versante Ionico, fratello dell’imputato d’ndrangheta Francesco Larocca, nonchè genero del Boss Gallelli-macineru, quest'ultimo attualmente detenuto per d’rangheta (anch’egli denunciato per abuso d’ufficio). Il Vincenzo Larocca inviava ogni mese ai baroni di Badolato, 3-4 cartelle pazze da lui firmate, con cifre gonfiate e totalmente sballate, prive di qualsiasi logica di calcono (alcune delle quali notoriamente prescritte). Come se non bastasse in maggio 2021 ARCEA (ente per l’ erogazione dei fondi comunitari in agricoltura) a firma dell’impiegato -dirigente Salvatore Siviglia, bloccava improvvisamente tutti i finanziamenti agricoli (nonchè la PAC sull'olio extravergine di oliva) destinati proprio all'azienda agraria dei baroni di Badolato, motivando il blocco con presunte irregolarità relative alla legge 2080/92 forestazione. Inoltre i tecnici ARCEA responsabili del blocco, in quell'occasione nemmeno indicavano stranamente …..le tempistiche relative alla sospensione stessa (ovvero secondo ARCEA tale sospensione sarebbe dovuta essere sine die, cioè senza data). Solo grazie al ricorso al TAR da parte dei legali dei baroni Gallelli di Badolato, in luglio 2021 le dette somme agricole venivano sbloccate e quindi bonificate sul loro conto aziendale (tra l’altro con copevole ritardo). I responsabili del blocco infine rigettavano le motivazioni esplicative del faldone prodotto dai tecnici di Confagricoltura incaricati dai baroni Gallelli. Un dettagliato studio, con foto, rilievi, misure, e leggi comunitarie, che spiegava indubitabilmente la piena regolarità dell’impianto di forestazione, nonchè l’osservanza di tutte le norme e regolamenti rispettate dall’azienda dei baroni Gallelli (tra le più antiche d’Italia dato che è in produzione dal 1589). Inoltre negli anni gli agronomi dei baroni di Badolato hanno sempre informato la Regione Calabria della moria delle piantine, dovuta a calamità naturali, quali incendi dolosi, alluvioni e pascoli abusivi; e sempre la Regione Calabria ha recepito le informative e quindi ridotto progressivamente nel tempo il contributo comunitario destinato ai baroni Gallelli. Nonostante questo però in aprile 2022 ARCEA (a firma dell’ing. Salvatore Siviglia) bloccava per la seconda volta gli aiuti destinati all’azienda agraria dei baroni di Badolato, adducendo sempre le medesime presunte irregolarità sulla forestazione, chiedendo inoltre ai baroni la restituzione di finanziamenti percepiti per circa un milione di euro. Una richiesta che non ha precedenti della storia d’Italia (la quale conferisce all’azienda dei baroni Gallelli anche il primato di essere la prima, unica, sola, azienda italiana, alla quale un ente amministrativo come la Regione, su denuncia di un malavitoso, ha prima bloccato i contributi comunitari a loro legittimamente destinati, per poi chiedere la restituzione di un milione di euro). Insospettiti, gli avvocati dei baroni, accedendo al registro dei dipendenti di ARCEA, scoprivano che proprio l'imputato Francesco Larocca (ricordiamolo condannato in via definitiva per estorsione nei confronti proprio dei baroni Gallelli di Badolato, nonchè fratello del genero del Boss Gallelli-macineru, quest'ultimo attualmente detenuto per ndrangheta) era impiegato proprio presso l'ufficio agricoltura e forestazione della Regione Calabria. Veduta la vicenda (vergognosamente scandalosa) è stata nuovamente informata la Presidenza della Repubblica Italiana, nonchè il Governo Italiano e il Ministero delle Politiche Agricole. Alla luce di questi fatti (che non rendono giustizia a quei dipendenti regionali, che invece operano con integrità morale ed etica nel rispetto delle leggi) molti si chiedono quali provvedimenti adotterà la Regione Calabria nei confronti di codesti dipendenti stipendiati con soldi pubblici, che con la loro illecita condotta hanno violato sistematicamente tutte le leggi sulla privacy e sulla riservatezza dei dati sensibili, agevolando di fatto un’imputato (condannato per estorsione in via definitiva, oggi infatti recluso a 4 anni) mettendo quindi in grave imbarazzo l’incolpevole Presidenza regionale di Roberto Occhiuto. Per tutte queste scandalose e illecite dinamiche gli avvocati dei baroni Gallelli hanno fatto causa alla Regione Calabria in sede civile con richiesta risarcimento danni. E’ infine volontà dei baroni di Badolato, donare ad associazioni che si occupano di vittime della mafia, le somme che il giudice liquiderà come loro risarcimento danni. Fonte: denuncia.

Utilizziamo i cookie per garantire la migliore esperienza sul nostro sito Web. Per saperne di più, vai alla pagina sulla privacy.
x
......................